Saadi: “Io allenatore marocchino. Diversità e integrazione”

Ad Arezzo nel 2008 ci è arrivato quasi per caso. Un amico gli disse di tentare alla Petrarca Pallamano. E così lui, marocchino di Agadir e allenatore di pallamano si presentò. Chiese solo una cosa: “Vorrei integrarmi”. La storia di Abderrahman Saadi, 47 anni, non è uguale a quella di tanti migranti. Lui non è fuggito da un paese in guerra, non ha sofferto la fame e non è arrivato in Italia a bordo di un gommone. Lui ha scelto di lasciare il Marocco, un lavoro in Comune per seguire la sua passione, quella della pallamano. Non ha vissuto in mezzo alla strada o in qualche centro di accoglienza. Ma in Costa Azzurra per formarsi come educatore e tecnico di pallamano, poi a Prato, Bolzano e Ancona. Ma ciò che Saadi ha in comune con tutti gli altri migranti sono gli sguardi e quelle espressioni che di razzismo puro hanno poco, ma che comunque sia: “ti fanno sentire diverso”. “Non tutte le persone. Ma ci sono quelle che quando dici loro: ‘faccio l’allenatore’, ti guardano in un modo come a dire: i marocchini di solito vendono tappeti e accendini..tu fai l’allenatore?”. Quando è arrivato ad Arezzo. “Al presidente della Petrarca Riccardo La Ferla che mi ha aiutato tantissimo, ho solo chiesto di essere integrato”. E l’integrazione funziona. Ad Arezzo si trova bene.

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